Pentecoste all'Aracoeli: bella omelia del Card. Tolentino

June 1, 2020

MESSA DI PENTECOSTE ALL’ARACOELI

31 maggio 2020

 

Omelia del Card. José Tolentino Calaça de Mendonça,

Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa

 

 

Cari fratelli e sorelle,

 

c'è molta saggezza nelle immagini che la Bibbia usa. Una delle immagini iniziali ha a che fare con la creazione dell'Uomo, del primo Adamo, del primo terrestre. Si dice che Dio, alla maniera di uno scultore, costruì un essere di argilla e lo guardò. Era un essere che aveva la perfezione materiale ma che mancava di vita. Quindi, Dio ha soffiato in modo che potesse diventare, non solo materia, ma vita, un essere vivente su questo mondo, con tutto ciò che significa.

Senza cadere in facili dicotomie, lo sentiamo e lo viviamo noi stessi nella nostra esperienza. Sentiamo che c'è una materialità nella vita, nel corpo che siamo, in ciò di cui abbiamo bisogno per la vita. C’è materialità, siamo materia. Ma allo stesso tempo non siamo solo questo, siamo più, un’altra cosa, un respiro, un mistero che al di là della materia è spirituale, è puramente spirituale, è puramente vita. Ed è questo respiro associato alla materia che rende sorprendente questo miracolo che siamo, questa cosa meravigliosa che è il mistero della vita, che è l'essere umano che non smette mai di stupire. Come si dice all'inizio dell'Antigone di Sofocle: "Ci sono molte cose straordinarie al mondo, ma non c'è niente di più sorprendente dell'essere umano".

E, in effetti, abbiamo questo stupore per aver scoperto in noi non solo una dimensione che ha a che fare con questo mondo, che è terrestre, che è materiale, che è mortale; riscopriamo in noi un respiro spirituale. È lo stesso con la Chiesa.

Cos'è la Chiesa? Possiamo descriverla dall'esterno, sociologicamente e dire: la Chiesa è una società. ln questo senso si direbbe che facciamo parte di una piccola società, di persone che si riconoscono, che hanno legami reciproci, che mantengono rituali tra loro, in cui esiste una gerarchia che dà a questa società unità, orientamento e dottrina. Vista dall'esterno, la Chiesa viene spesso analizzata principalmente in questo modo.

La Chiesa ha una dimensione istituzionale, perché è composta da donne e uomini, ma la Chiesa ha principalmente una natura carismatica. Vuol dire che la Chiesa non è solo questa associazione visibile, che siamo in grado di descrivere, ma la Chiesa è questo mistero di relazione, di rivelazione, di viaggio, di pellegrinaggio che ognuno di noi sta facendo assistito dallo Spirito Santo. È necessario ascoltare ciò che dice lo Spirito Santo, a partire da ciascuno, per capire cos'è la Chiesa. ln ognuno di noi lo Spirito Santo attua, con una immaginazione divina, con una creatività di amore, suscita un impulso, un desiderio, una irrequietezza, un disagio, una insoddisfazione, un voler di più, un desiderio di fare, di trasformare, la volontà di correre rischi, di andare oltre. È lo Spirito che ci spinge a diventare cristiani originali, veri, felici. E in ciascuno di noi lo Spirito parla, lo Spirito parla!

Per questo motivo, le immagini ecclesiologiche che San Paolo usa seguono tutte questa linea. Dice: "La Chiesa è un corpo e il corpo ha molti membri e tutti i membri sono necessari. E la mano non può dire al piede: "Non ho bisogno di te." No, abbiamo bisogno di tutti. E perché abbiamo bisogno di tutti? Poiché siamo una realtà pneumatica, siamo una realtà carismatica, siamo una realtà che è un'associazione di doni. Ci rafforziamo a vicenda, gli uni gli altri, su questo cammino che è mosso dallo Spirito Santo. Dobbiamo ascoltare lo Spirito Santo, dobbiamo dire allo Spirito: “Vieni!”. Dobbiamo contare più su di Lui, contare sul Suo aiuto. San Paolo dice, ad esempio: "Noi non sappiamo come pregare, è lo Spirito Santo che viene in aiuto della nostra fragilità, e grida dentro di noi, con ineffabili sospiri: " Abbà, Padre!". Quindi, quando prego, non sono io che prego da solo, è lo Spirito Santo che in me si unisce alla mia fragilità per chiamare Dio "Padre".

E nelle altre dimensioni della nostra vita siamo anche una conseguenza dello Spirito Santo. Un cristiano è una creazione dello Spirito Santo.

Pertanto, non possiamo essere come quei cristiani in Samaria: quando arrivò Pietro, chiese loro: "Quale battesimo hai ricevuto?". E loro risposero: "Non sappiamo nemmeno che ci sia uno Spirito Santo". E la verità è che spesso non sappiamo nemmeno che esiste uno Spirito Santo. C’è uno Spirito Santo, e lo Spirito Santo è la vita spirituale, è la vita di Cristo, è lo Spirito di Cristo in ognuno di noi che ci rende vivi, che ci rende cristiani. Essere cristiani non è una questione di condividere una cultura, una tradizione, un rito. Essere cristiani è sentire il cuore che brucia, è sentire che siamo il tempio dello Spirito Santo, un luogo sacro in mezzo al mondo. È sentire che questo unico e molteplice Spirito, quello Spirito che ci fa convergere e ci proietta più lontano, si è sparso non solo su alcuni, ma su ognuno di noi. E così, ognuno di noi è un'espressione dello Spirito Santo.

Cari fratelli e sorelle, attiviamo lo Spirito Santo in noi. A volte è presente nelle nostre vite, ma disabilitato, come se non fosse. È importante che ognuno di noi ascolti ciò che lo Spirito Santo gli dice, perché a ciascuno di noi dice qualcosa di diverso, a ciascuno di noi parla, ciascuno rafforza, conforta, ciascuno di noi esorta, ciascuno di noi pacifica, perché è lo Spirito dell'amore, è lo Spirito dell'amore di Dio riversato nei nostri cuori. Sentiamo questo amore dentro di noi.

La prima Pentecoste è molto bella, quando i discepoli si radunarono insieme, tutti spaventati. Si domandavano: “E adesso, cosa accadrà? Abbiamo i piedi legati dalla paura, non sappiamo nulla, non possiamo fare nulla, abbiamo più ansia che certezza, abbiamo più dubbi che fede. Cosa accadrà adesso?”. Il cristianesimo è possibile solo perché lo Spirito Santo discende. E quando lo Spirito Santo discese su ciascuno di essi, iniziarono a parlare lingue. Possiamo interpretarlo in questo modo: lo Spirito Santo mi fa parlare una nuova lingua. Non solo un’altra lingua, ma una lingua altra. E che lingua è quella dello Spirito Santo?

È la lingua dei suoi doni, è la lingua dell'amore, che è una lingua universale, è la lingua della gioia, che è una lingua universale; è la lingua della fortezza, che è una lingua universale; è un linguaggio dell’aiuto, della compassione, che sono linguaggi universali; è il linguaggio del buon consiglio, dell'esortazione, della protezione, dell'abbraccio, che è un linguaggio universale. La lingua dello Spirito Santo non è come l’italiano o il francese o il cinese, no, è una lingua universale che tutti capiscono e tutti abbiamo la capacità di parlare quella lingua. A volte la parliamo poco, ma abbiamo la capacità di parlare quella lingua, che tutti comprendono perché è la lingua dell'amore, è la lingua del dono, è la lingua di un cuore disarmato, la lingua, come ci ha insegnato il nostro Padre San Francesco, la lingua della fratellanza.

 

Cari fratelli e sorelle, possa lo Spirito Santo venire su di noi. Chiediamolo dal profondo dei nostri cuori: “Vieni, vieni! Vieni nella terra arida della mia vita, vieni nella mia solitudine, vieni al mio dubbio, vieni nel mio silenzio, vieni nella mia fragilità, vieni. Vieni e rendimi il tuo strumento, rendimi il tuo canale, rendimi il tuo artigiano, il tuo presentatore”.

 

 Ora staremo qualche minuto in silenzio e pregheremo: “Vieni, vieni!”.

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