Una guida liturgica semplice e arricchente. Intervista all'autore P. Ezio Casella ofm.

Oggi ascoltiamo dalle parole di padre Ezio Casella, Dottore e Docente di Sacra Liturgia, l'importanza dei segni e della gestualità nelle celebrazioni liturgiche. Attraverso un linguaggio semplice ma competente, padre Ezio accompagna il "celebrante" - cioè qualunque battezzato - a vivere bene ciò che in cui crede.


Padre Ezio, come è nata l’idea di questo libro?

“Gesti e segni nella liturgia” nasce dall’idea di raccogliere insieme una serie di articoli da me preparati per

una rubrica dallo stesso titolo che mi fu proposta due anni fa dalla redazione di “Frontiera”, rivista

diocesana di Rieti.


Cosa ti ha ispirato?

Casualmente tempo fa mi capitò tra le mani l’articolo di un liturgista, don Stefano Culiersi, direttore

dell’Ufficio Liturgico della diocesi di Bologna, in cui si parlava della difficoltà di partecipare alla messa in

maniera piena, attiva e consapevole. Così esordiva quell’articolo: “È inutile nasconderselo: la Messa è

faticosa! Fanno fatica i bambini perché debbono stare zitti e fermi. Fanno fatica i giovani perché si

annoiano, fanno fatica gli adulti perché non è più come una volta, fanno fatica i preti perché non sanno

quello che fanno!”.

L’ispirazione comunque è venuta soprattutto dalla mia esperienza pastorale in parrocchia. In questi anni mi sono convinto sempre di più che i credenti di oggi, nei confronti della liturgia,

sono come dei neofiti, sempre bisognosi di imparare a conoscerla per poter fare di essa la fonte della loro

vita spirituale, per diventare e restare cristiani. Mentre negli anni dopo il Concilio la lectio divina si è molto

diffusa e così la conoscenza della Bibbia, purtroppo non è avvenuto lo stesso per la liturgia. Questa resta

sempre ad una certa distanza dal popolo di Dio per cui tutta la ricchezza dei testi e dei segni si perde per

strada, anche perché purtroppo, a volte, chi presiede lo fa un po’ per abitudine e in maniera meccanica,

senza sviluppare una vera “ars celebrandi”. La liturgia invece dovrebbe essere come un Vangelo celebrato

ed una cristologia gestuale, per cui il modo in cui la Chiesa celebra rivela la coscienza e la pertinenza con le

quali essa annuncia il Vangelo e professa la sua fede.

Cosa significa celebrare e come vivere la liturgia nella vita ordinaria?

Celebrare etimologicamente significa “frequentare” così che i sacramenti non sono delle cose da fare ma è

Qualcuno che desidera incontrarci per farci sperimentare la gioia della salvezza. La liturgia è esercizio della

funzione sacerdotale di Gesù Cristo per cui celebrare significa partecipare all’offerta che Cristo fa di se

stesso al Padre nello Spirito Santo. È tutto il popolo che celebra: la partecipazione alla liturgia non è una

concessione che i preti fanno ai fedeli ma è diritto e dovere di ogni battezzato. In questo anche il linguaggio

che noi usiamo rivela un’idea sbagliata di celebrazione. Noi ad esempio diciamo: il “celebrante” pensando

subito al sacerdote mentre è tutto il popolo che celebra, in forza del sacerdozio battesimale, mentre il

sacerdote presiede. La liturgia è il mistero celebrato nell’azione rituale per la nostra vita. Se la vita non è

coinvolta non possiamo parlare di liturgia ma al massimo di ritualismo. E non è nemmeno questione di riti:

è chiaro che i riti servono. Il problema è che possono diventare “esteriorità” mentre invece devono essere

“esteriorizzazione” di una vita vissuta.


Cosa ti ha spinto a studiare liturgia?

Fin dall’inizio della mia formazione religiosa e poi durante lo studio della teologia ho avuto dei bravi maestri

di liturgia che me l’hanno fatta apprezzare, sia dal punto di vista storico che teologico e spirituale. Poi in

fondo è come innamorarsi: razionalmente non si può spiegare tutto. Non si ama qualcosa che non si

conosce per cui alla base posso dire che c’è il desiderio di conoscere meglio qualcosa che si ama; e questo

desiderio, lo riconosco, è ancora vivo in me. Insegno questa materia da molti anni ma non smetto mai di

studiarla perché, come accade per l’anno liturgico, non si tratta di ripetere ogni anno le stesse feste ma di

incontrare Cristo presente nei misteri celebrati. Considerato poi il ruolo svolto dalla liturgia nella

formazione culturale e spirituale di Francesco, mi ha sempre incuriosito poter capire come Francesco si

accostasse ad essa e come l’esperienza liturgica sia stata determinante per i suoi scritti. In particolare nella

mia tesi dottorale mi sono occupato delle festività mariane nei messali francescani.

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